Frutta Senza Zuccheri Aggiunti: cosa significa

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Frutta surgelata > Frutta senza zuccheri aggiunti


Sulla dicitura “senza zuccheri aggiunti” la legge parla chiaro: si tratta di un claim in cui il prodotto e in questo caso la frutta deve essere privo di saccarosio (lo zucchero comune) e di dolcificanti vari, come ad esempio succo d’uva, di mela, sciroppo di riso o malto di mais.

In base alle normative vigenti, quando si indica sull’etichetta l’assenza di zuccheri aggiunti anche nella frutta, si deve fare riferimento esclusivo a prodotti che non contengono mono – o disaccaridi aggiunti o ogni altro prodotto alimentare utilizzato per le sue proprietà dolcificanti. (Tabella CREA).*

Zucchero: cos’è e quanto assumerne

Gli zuccheri sono anche chiamati carboidrati o glucidi e si dividono in: monosaccaridi, formati da una molecola; disaccaridi, da due molecole e polisaccaridi, con più molecole.

A loro volta sono suddivisi in glucosio, un monosaccaride e molecola di nutrimento delle cellule; fruttosio, uno zucchero monosaccaride che troviamo soprattutto nella frutta e saccarosio, un disaccaride rappresentato dal comune zucchero da tavola e infine, l’amido, un polisaccaride, che in genere si trova nelle piante e nelle patate.*

Gli zuccheri semplici possono essere riferiti ai mono e oligosaccaridi, gli zuccheri complessi ai polisaccaridi. La differenza sostanziale è nell’indice glicemico, cioè nella velocità con cui un alimento può essere assorbito dal sangue e aumentare la glicemia.

Quindi, per non aumentare la glicemia, cioè la concentrazione di glucosio nel sangue, occorre fare attenzione all’eccessiva assunzione di zuccheri.

In proposito, un diverso indice glicemico ha diversi effetti dal punto di vista energetico e salutare. Un mono/oligosaccaride è assorbito velocemente e fornisce energia rapida, facendo aumentare la glicemia in tempi brevi; un polisaccaride, invece (come l’amido), richiede una digestione più lenta e complessa, di conseguenza fa aumentare più lentamente la glicemia e fornisce un senso di sazietà maggiore, incidendo meno sull’aumento di peso o sul diabete.*

Proprio per questo motivo è importante prestare attenzione alle eventuali “aggiunte”  di zuccheri semplici a prodotti che contengono naturalmente fruttosio e lattosio, come frutta o latte (che includono anche altri nutrienti quali vitamine e sali minerali), per non superare la dose quotidiana raccomandata di zuccheri stabilita dall’Inran nel 10-15% pro die (che equivalgono a circa 10 cucchiaini).

Senza zuccheri aggiunti: attenzione ai dolcificanti nascosti

A tale proposito il CREA* suggerisce di scegliere sempre prodotti senza zuccheri aggiunti e basso contenuto di grassi.

Infatti, nelle preparazioni industriali per motivi di gusto e conservazione degli alimenti, spesso si aggiungono zuccheri in forma di sciroppi, ad esempio in succhi e nettare di frutta.*

Come evidenziato dal Dossier scientifico del Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione* nel capitolo dedicato agli Zuccheri ed edulcoranti naturali e sintetici, una sana ed equilibrata alimentazione prevede un giusto apporto di zuccheri, pari a 90g riferito al fabbisogno energetico giornaliero di un adulto medio (2000kcal). (EFSA 2010)

 

I claim nutrizionali ammessi dalla legge

Poiché la percezione individuale rispetto all’assunzione quotidiana di zucchero è spesso falsata, è necessario leggere l’etichetta, l’unico strumento che abbiamo a disposizione per conoscere in maniera approfondita il contenuto nutrizionale di un dato prodotto e orientarci verso una scelta alimentare più sana e consapevole.

L’obbligatorietà di indicare la dichiarazione nutrizionale è entrata in vigore il 13/12/2016 in seguito al Regolamento UE 1169/2011 “relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori” e grazie a tali indicazioni è possibile conoscere il contenuto energetico, e le quantità presenti.

Solo alcune tipologie di claim nutrizionali sono ammesse dal Regolamento CE1924/2006 e dall’EFSA, tra cui:

  1. A Basso contenuto di Zuccheri;
  1. Senza Zuccheri;
  1. Senza Zuccheri Aggiunti.

In particolare, come riportato dalla tabella sottostante, per “Senza zuccheri aggiunti” s’intende che: “nell’alimento non sono stati aggiunti zuccheri e ogni altra indicazione che può avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite se il prodotto non contiene mono – disaccaridi aggiunti o ogni altro prodotto alimentare utilizzato per le sue proprietà dolcificanti. Se l’alimento contiene naturalmente zuccheri, l’indicazione seguente deve figurare sull’etichetta: “Contiene in natura zuccheri”.

L’indicazione riferita alla dichiarazione nutrizionale obbligatoria relativa a zuccheri, deve essere riportata immediatamente dopo i carboidrati, in uno schema “piramidale”

La rivista Altroconsumo*, proprio a causa di alcune inesattezze riferite all’etichetta senza zuccheri aggiunti ha presentato una denuncia all’Autorità garante della concorrenza e del mercato riguardo alcuni prodotti. In diversi casi la dicitura era: “Con fruttosio”, uno zucchero che ha un’immeritata fama salutistica e spesso costituisce soltanto una piccola parte degli zuccheri totali del prodotto; oppure con la scritta “senza saccarosio”, spesso infatti si gioca con il termine scientifico per nascondere che se non c’è saccarosio, ci sono però zuccheri di altro tipo (glucosio, maltosio, fruttosio).

Dopo l’intervento dell’Agcm, le aziende coinvolte hanno fatto un passo indietro impegnandosi a modificare sia la ricetta sia lo slogan esposto in etichetta.

Prodotti senza zuccheri aggiunti

In commercio si trovano diversi prodotti senza zuccheri aggiunti come frutta surgelata, cioccolata, caramelle, biscotti, bevande varie, yogurt, marmellate, brioches, fette biscottare, merendine, barrette, ecc.

Occorre, ad ogni modo, prestare una certa attenzione al consumo di zucchero perché, in base agli avvertimenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità un suo consumo eccessivo può alzare il glucosio nel sangue causando patologie come l’iperglicemia e provocare:

  • Obesità (anche infantile);
  • Diversi danni cardiovascolari;
  • Diabete;
  • Carie dentaria.

Oltre a ciò, una recente ricerca* ha evidenziato che tendenzialmente assumiamo molto più di quanto raccomandato, cioè circa 125 mg di zuccheri al giorno equivalenti a circa a 30 cucchiaini; proprio per questo è importante prestare attenzione a cosa si mangia durante la giornata e a non eccedere con alimenti che contengono zuccheri aggiunti nascosti.

In aiuto ci sono le etichette. Infatti, basta leggere con cura la lista degli ingredienti per capire se ci troviamo di fronte ad un prodotto che contiene zuccheri aggiunti.

Come leggere l’etichetta

Saper leggere l’etichetta in modo corretto è essenziale per scegliere il prodotto giusto, senza zuccheri nascosti. Gli step da compiere sono:

  1. Controllare sempre la lista degli ingredienti;
  1. Non farsi attirare dai prodotti che espongono lo slogan “senza zuccheri aggiunti”, ma approfondire leggendo sul retro dell’etichetta;
  1. Anche se un prodotto non ha zuccheri aggiunti non vuol dire che non abbia calorie come, ad esempio, gli zuccheri naturali della frutta;
  1. Prodotti come le bibite senza zucchero contengono alcuni dolcificanti sconsigliati in gravidanza e allattamento (come acesulfame k, saccarina, ciclammato);
  1. Anche nei prodotti da forno con scritta senza zuccheri aggiunti ci possono essere dolcificanti come maltosio, fruttosio, sciroppo di glucosio e altri dolcificanti artificiali come i polioli.*

L’EFSA, assieme all’Academy of Nutritionand Dietetics in uno studio del 2012* ha dimostrato che l’uso ripetuto di prodotti contenenti zuccheri (bibite, dolci) nel numero di 4 volte maggiore alla dose giornaliera raccomodata è un fattore d’incidenza della carie dentale nei bambini; infatti, gli zuccheri contenuti nel cibo sono utilizzati dai batteri presenti nella bocca per creare un ambiente acido, base ideale per aumentare il rischio di carie.

Gli edulcoranti

 

L’Istituto Veronesi* sottolinea, in merito a dolcificanti artificiali come la saccarina, la mancanza di una verità univoca sulla salute.

 

Infatti, se da un lato la scarsità o assenza di calorie li renderebbe utili in una dieta dimagrante, dall’altro, alcuni studi* pubblicati sulla rivista Nature* evidenzierebbero modifiche alla flora batterica, alla base di un possibile aumento della glicemia.

 

Il ciclammato

Noto anche come ciclamato (E:952) è stato scoperto nel 1937; è un dolcificante artificiale formato dal sale dell’acido ciclammico con sodio o calcio ed ha un potere da 30 a 50 volte superiore al comune zucchero da tavola.

Sospettato di essere cancerogeno a dosi elevate da alcuni studi sui ratti, la pericolosità sull’uomo non è stata confermata; tuttavia il suo uso è dibattuto e, infatti, la FDA (Food and Drugs Administration) ne ha vietato l’uso negli Stati Uniti mentre in Europa è consentito, ma con diverse restrizioni.*

 

Saccarina

Primo tra i dolcificanti artificiali, la saccarina fu scoperta nel 1879 e vanta un potere dolcificante 450 volte più alto del saccarosio; ha un retrogusto amaro soprattutto ad elevate concentrazioni.

Spesso è associata al ciclamato, nei paesi dove il suo uso è consentito, proprio per correggere rispettivamente i difetti di retrogusto. È composta da 1,2-benzenisotiazolin-3-one-1,1-diossido; controverso il suo utilizzo: la FDA (Food and Drug Administration) ne ha proposto il bando, poi ritirato ufficialmente nel 1991 per i potenziali effetti cancerogeni ad alte concentrazioni (4 g/kg in dose unica), che negli alimenti sono comunque molto ridotte e nell’ordine di milligrammi.

Viene offerta in bar o ristoranti in sostituzione dello zucchero ed è presente nelle versioni light di alcune bevande “senza zuccheri aggiunti”; inoltre, è inserita in molti prodotti dell’industria dolciaria, nei condimenti a base di frutta, marmellate, chewingum.

 

L’acesulfame k

Conosciuto anche come acesulfame potassico (K è il simbolo del potassio), l’acesulfame k appartiene agli edulcoranti artificiali (E950). Fu scoperto nel 1967 e ha un potere dolcificante di almeno 200 volte il saccarosio e uguale all’aspartame, con un retrogusto amaro come la saccarina.

 

È usato sovente in associazione al sucralosio e all’aspartame e diversamente da quest’ultimo è resistente al calore; perciò è usato nei prodotti di pasticceria, nelle bibite gassate e in altri prodotti alimentari industriali.

 

Come per tutti i dolcificanti, nonostante l’acesulfame k sia stato approvato dalla FDA e dall’Autorità Europea per la sicurezza alimentare, esistono ancora dubbi sull’adeguatezza degli studi condotti per i presunti effetti cancerogeni*.

 

Referenze:

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